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Saturday, 17 January 2009

Language contamination

This morning my students asked me to watch an episode of Friends, obviously in Italian, just to make more bearable this unusual lesson on Saturday.

I did start the movie but I hadn't change the language, so it was actually in English. I didn't realize it until my students told me: "e' in inglese!".

It's the second time that happens. I wonder if my ears are getting used to listening English rather than Italian. But it sounded so much more natural. I also sometimes have trouble writing in Italian, as I construct sentences in an English way which sounds correct at first and weird a few instants later.

Unfortunately, this doesn't mean that my English is perfect: I am just a "victim" of a language contamination and am worried that I may not be able to speak properly any of those languages.... as somebody pointed out...

Friday, 21 November 2008

Visa Run

Sono appena tornata dalla mia prima Korean Visa Run in Giappone, Fukuoka, ed ora di nuovo a Seul...

Per chi non sapesse, la Korean Visa Run consiste nel recarsi all' Ambasciata coreana del Paese piu' vicino per ottenere il visto con il quale poter lavorare legalmente in Corea. La cosa assurda-ma quasi divertente-e' che si e' OBBLIGATI a lasciare il Paese e poi rientrare per poter rendere il visto effettivo. Quindi non sarebbe sufficiente recarsi in un ufficio al centro: dopo aver ottenuto il permesso dall'ufficio immigrazione-e spedito tutti i relativi documenti, certificati, referenze etc.-bisogna attraversare il mare, correre all'ambasciata coreana, compilare un modulo, un paio di foto, 6,000 yen e ritornare la mattina successiva per ritirare il passaporto timbrato. Una notte di evasione dalla quotidianita' coreana e per di piu' spesata, in quanto il datore di lavoro di solito dovrebbe preoccuparsi di pagare il biglietto aereo.

In ogni caso: e' fatta. Finalmente ho superato il tedio di una prassi burocratica durata 6 settimane. Di questo noiosissimo ma necessario iter posso pero' salvare la preziosa sensazione di familiarita' una volta tornata in Corea, la scorsa notte. Sensazione del tutto inaspettata. E' stato come se fossi tornata a casa. Non fraintendetemi, adoro il Giappone, penso sia un Paese estremamente affascinante, con una cultura enigmatica e percio' particolarmente attraente. Esteticamente piu' ricco della Corea e anche molto piu' americanizzato. Ne prova il fatto che nell'area di qualche km non ho potuto trovare un ristorante tipico giapponese, ma solo American fast food chains o American Cafe'. Le persone sono cordialissime, gentili e sorridono divertite se uno straniero accenna un saluto in giapponese o un inchino come ringraziamento. Sono particolarmente rispettose e adorabili nel loro modo di behave. 

Eppure, tornata in Corea, gia' dalle prime luci dell'areoporto mi sono sentita avvolta da un senso di sicurezza che non era dovuto al fatto di essere in una citta' meglio conosciuta, ma al fatto di essere NELLA citta'. In Seul. C'e' qualcosa di particolare qui, qualcosa che rende la Corea unica. Forse la genuinita' delle persone, sempre pronte ad aiutarti sinceramente, forse la loro generosita' o la loro ingenuita' quando contano i soldi nella metropolitana o lasciano la porta del negozio aperta mentre sono dal parrucchiere di fronte o mangiano un "kimba" al ristorante vicino. Forse la loro curiosita' ed emozione quando ti fermano per strada perche' vogliono praticare l'inglese o per chiederti "May I help you?" anche quando non hai piu' la faccia smarrita da qualche mese ormai...

C'e' qualcosa d'incontaminato qui, qualcosa che forse si e' perso in Europa: la fiducia nell'altro e il senso palese d'umanita'. Non penso sia qualcosa che altre culture dovrebbero imparare, perche' le realta' sono ben differenti in altri Paesi. Penso solo a quanto sia interessante poter riscoprire e rivivere questo senso di sicurezza qui, in Oriente. Dove proprio non mi sarei mai aspettata. Cosi' lontana da dove sono nata. 

Ma poi che importa la distanza, sono sempre e comunque on the edge.

Tuesday, 4 November 2008

The pressure of marriage

Ho appena cominciato ad insegnare presso un'accademia privata di lingua e cultura italiana nella zona sud di Seul. Parlare con i miei studenti e' sempre molto stimolante ed ogni volta scopro nuovi ed interessanti tratti della cultura coreana.
Una conversazione tipo con persone coreane comincia solitamente con: "What's your major?".
Una volta individuato cosa hai studiato, le domande procedono verso una direzione piu' personale. 
In genere, se vi e' almeno una ragazza coinvolta nel dialogo, il tema del matrimonio emerge quasi sicuramente. Anzi, forse anche se la presenza femminile e' assente.
Questa sera, la mia lezione verteva sull'idea del galateo in Italia negli anni '50, ma per qualche ragione abbiamo concluso parlando del concetto di matrimonio.
Una ragazza coreana che a 27-28 anni non e' sposata o non e' fidanzata comincia ad avvertire la pressione dei parenti, che la spingono ad avere una famiglia. Perche' chiedo io. 
La risposta e': "Perche' no? come non ti vuoi sposare??"

Non essere sposati puo' rappresentare ancora uno stigma nella societa' coreana, anche se i movimenti femministi cominciano a sfidare questo concetto. Ma il buon costume, afferma che una ragazza coreana dovrebbe essere sposata prima dei 30, possibilmente non ai 29 perche' non e' segno di buona fortuna. 
Invece, una donna che ha superato i 30 e non e' sposata, ma possiede un buon lavoro, spesso un' ottima educazione e "good salary", viene chiamata una "gold Miss".
Il titolo sembra riferirsi sia all'immagine del luccicante gold dei soldi... sia all'idea che una donna ancora Miss dopo i 30 sia considerata preziosa ed ambita da molti uomini, quindi "gold".

In altre situazioni, sembra che le famiglie intervengano. Se la loro figlia o il loro figlio non sono ancora sposati, ci si ricorda di lanciare uno sguardo alle vecchie amicizie di famiglia, magari quelle non coltivate da tempo ma che- si rammenta- hanno dei figli in gamba...con un buon lavoro e buoni principi.
Quattro/cinque mesi e il matrimonio e' organizzato! E sembra funzioni!
Una pratica che ricorda un po' quella giapponese- la omiai se non mi sbaglio, ma accetto correzioni- dove le ragazze ancora nubili distribuivano- o ancora distribuiscono?- le loro foto migliori tra i parenti che a loro volta si sarebbero impegnati nel mostrarle a dei buoni partiti...

Per ultimo, una idea interessante sembra invece prendere piede qui in Corea: la celebrazione del matrimonio con tanto di festa e tutto cio' che normalmente e' previsto, ma senza la registrazione legale! Cosi' i due "falsi coniugi" avrebbero l'opportunita' di sperimentare l'unione per circa due anni, dopo di che decidere se legalizzare il tutto o meno. In pratica e' una sorta di convivenza celebrata a mo' di matrimonio che, pero', ha il grande potere di salvare le apparenze di fronte alla severa e conservatrice societa' coreana.
Insomma, i due fanno festa, si divertono, evitano polemiche... e nel mentre si fanno their business!

"Il matrimonio e' come una trappola per topi: quelli che son dentro vorrebbero uscirne, e gli altri ci girano intorno per entrarvi".
G. Verga